Il 10 maggio 2012 a Spazio Tadini inaugura la mostra di Elena Cirella: Abbracci

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  A cura di Raffaella Aragosa dal 10 al 26 maggio 2012 A SPAZIO TADINI: “ABBRACCI”  Inaugurazione giovedì 10 maggio ore 18,30, con proiezione video ideato da Leila Artese – Spazio Tadini Via Niccolò Jommelli, 24, Milano. L’artista romana Elena Cirella, allieva … Leggi l’articolo completo

Giornalisti in diretta: riflessioni sul futuro della professione

L’informazione continuerà a sporcare le mani d’inchiosto e ad odorare di petrolio? La televisione ci ha allontanato sempre più da queste percezioni, ci ha affascinato con i suoi colori, con le sue immagini in movimento…e adagiati nelle poltrone di casa o consumando un pasto in famiglia protetti dal canone Tv, abbiamo risparmiato l’acquisto di settimanali di approfondimento, guardando talk show spesso litiganti e includenti, però in grado, con capaci e dovuti stacchi, primi piani e musiche di sottofondo, di confonderci la realtà con la finzione. Abbiamo visto fatti di cronaca trasformati in telenovelle a puntate, insensibili al dolore dei protagonisti, al senso e rispetto della giustizia, per essere puro pasto per giustizialisti, amanti del gossip e voyeur stile “Grande Fratello”. Un modo per dimenticare, in quell’altrove, le nostre vite, per sospendere il nostro  pensiero lasciandolo nuotare a vista senza mai cercare la radici dell’iceberg: pura superficie, puro spettacolo. Quante volte ci siamo sentiti trattati come pecore….Poi lentamente è entrato in tutte le nostre case un altro monitor. Più piccolo, apparentemente più discreto: il computer. Abbiamo dunque scoperto che le ricerche agli armamenti e per la difesa sono riusciti a produrre anche cose che non sparano e uccidono, ovvero sistemi capaci di rivoluzionare il sistema di vita degli esseri umani: internet. La dimensione del tubo catodico è stata lentamente superata da quella “virtuale” e l’universo della rete ci ha affascinato e attratto come un mondo parallelo da esplorare e colonizzare. Nel mondo internet l’individuo ha acquistato un nuovo senso di libertà. Partendo da se stesso, dalle sue idee e dal suo lavoro può comunicare con il mondo intero e fare informazione senza dipendere dal mezzo di diffusione cartaceo o televisivo: basta un computer e un collegamento alla rete. Tutti possono diventare potenziali divulgatori, opinionisti, “giornalisti”. Che cosa differenzia dunque un giornalista da un qualsiasi blogger? L’etica, la consapevolezza della propria responsabilità sociale, l’obbligo all’onestà intellettuale, la professionalità. La credibilità della fonte non è più demandata alla grande testata giornalistica, ma al singolo, all’individuo. La professionalità non è più al servizio di un gruppo, di una società per azioni, ma al servizio di se stessi e della propria autoimprenditorialità. Credo che tutti, nel prossimo futuro saremo sempre più manager di noi stessi e questo ci riavvicinerà al processo produttivo e al contatto diretto con l’altro, con gli altri. In quest’ottica, i giornalisti, sempre più freelance, per usare un termine orami da tempo in uso atto a nascondere la carenza dell’offerta lavorativa a contratto indeterminato, dovranno sempre più conquistarsi un pubblico di lettori, di affezionati, di persone pronte a dare un loro contributo anche economico per poter ascoltare, in diretta, il fatto, il racconto, il risvolto che non traspare tra le righe, che non fa piangere grazie alle colonne sonore montate per il servizio tv. Per tutte quelle persone che condividono l’importanza di attingere dalla viva voce dei protagonisti i “fatti” nasce a Spazio Tadini il progetto Giornalisti in diretta.

Melina Scalise

“Giornalisti in diretta”

E’ un format rivolto ai giornalisti,  per incontrare direttamente i lettori o i videospettatori permettendo di “fare cronoca” raccontando in diretta il loro lavoro giornalistico senza i tagli a volte imposti da esigenze editoriali o di produzione. Sono centinaia i servizi che spesso non vengono pubblicati o tagliati per ragioni varie, fino a impedire di fare un’informazione completa, in qualche caso, rendendola  meno veritiera o distorta . Per tutti i giornalisti o i giornalisti blogger a cui sta stretto un giornale, una televisione e persino un blog o il “cinguettio” di Twitter, Spazio Tadini offre un’opportunità di approfondimento e visibilità mettendo a disposizione i propri spazi per organizzare delle presentazioni pubbliche.  Per chi fosse interessato inviate una mail a ms@spaziotadini.it.

In concomitanza con il Miart, Spazio Tadini, inaugura il 12 aprile due mostre una di fotografia con Fotonomica e una dell’artista Giancarlo Nucci

Il Miart è un appuntamento con l’arte ormai consolidato nel tempo che coinvolge tutta la città. Spazio Tadini ha previsto per l’occasione l’inaugurazione di due mostre: una di pittura e una di fotografia. 

Il 12 aprile dalle ore 18.30 fino alle 22.30 si potranno visitare le esposizioni.

La mostra di Giancarlo Nucci  “Hanno lasciato il segno” coinvolge lo spettatore in un percorso storico che raccoglie tele come “appunti pittorici” su fatti salienti della storia degli ultimi decenni. Una mostra interattiva in cui gli spettatori potranno lasciare anche il loro “segno” ovvero evidenziare, in un post, in una sezione dedicata, il loro “fatto” storico più rilevante.

Ad accogliere i visitatori di Spazio Tadini nelle due sale di ingresso dello spazio una mostra in anteprima assoluta inserita nel Photofestival: una collettiva, Promenade di fotografi che appartiene al gruppo Fotonomica. Un modo nuovo di promuovere la fotografia made in Italy attraverso il web e non solo.

Il contesto urbano e’ di scena a Spazio Tadini con la mostra Metropoli e la presentazione del libro di Di Felice Paesaggi Post Urbani

Paesaggi post -urbani. Il libro di Massimo di Felice edito dalle Bevivino editore presentato a Spazio Tadini il 29 marzo 2012

Nella cornice della mostra Metropoli di Lazzaro Fornoni

La casa editrice Bevivino Editore

presenta a Spazio Tadini

il 29 marzo 2012 alle dalle ore 18.30 alle 20.30

Paesaggi Post-urbani. La fine dell’esperienza urbana e le forme comunicative dell’abitare di Massimo Di Felice

Prefazione di Alberto Abruzzese

La crisi dell’esperienza urbana rimanda alla progressiva pluralizzazione dei territori generata dai media, producendo la perdita del significato unico dello spazio e la trasformazione qualitativa delle pratiche abitative. L’introduzione di ecosistemi informativi e dei mondi virtuali non soltanto ha iniziato a riprodurre ambienti attraversabili soltanto attraverso le mediazioni di forme tecniche di interazione, ma ha posto in discussione lo stesso significato di spazio e quello dell’abitare. Superando le percezioni architettoniche e topografiche, il libro propone un’interpretazione mediologica e comparativa dell’abitare, approfondendone i suoi possibili significati a partire dalle interazioni che media, soggetto e territorio sviluppano tra loro, in epoche differenti e all’interno di distinte architetture comunicative. L’abitare viene presentato come un concetto strategico per pensare e descrivere le trasformazioni che interessano la nostra epoca e le nostre società ma, anche, la nostra condizione percettiva e la nostra forma di sentire. Lo studio del rapporto tra tecnologia e ambiente comunicativo, tra i media e la “natura”, offre qui una preziosa chiave di lettura per comprendere i cambiamenti e le sfide del nostro paesaggio post-urbano.

Interverranno:

L’autore: Massimo Di Felice

Moderatori: Antonio Rafele e Mario Pireddu

Relatori: Alberto Abruzzese (IULM Milano)

 Nicolò Leotta (Bicocca Milano)

 Paolo Lucchetta (Retail Design, Politecnico Milano)

 Paolo Rosa (Studio Azzurro)

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MASSIMO DI FELICE
Professore di Teorie e tecniche dei nuovi media presso l’Università di San Paolo. Coordina il gruppo di ricerca sulla comunicazione digitale ATOPOS, dirige diverse collane per l’editore Annablume. Ha partecipato a conferenze, workshop e convegni in varie università italiane e straniere [Universitè Paris Descartes La Sorbonne, Universidad Nova di Lisbona, Università IULM di Milano, Università di Roma La Sapienza, Galatasaray Üniversitesi, Universidad Nacional de Córdoba]. Ha pubblicato il volume “Paesaggi post-urbani. Le forme comunicative dell’abitare” (Bevivino, Milano, 2010), uno studio intorno alle più recenti modifiche del rapporto esistente tra spazio e individuo.

 ALBERTO ABRUZZESE

Professore di Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso la Libera Università IULM di Milano. Saggista, scrittore e operatore culturale nel campo dei media, del mercato editoriale e dei beni culturali. Ha svolto e svolge attività di ricerca per la RAI e per Mediaset, per il CNR, per il MURST, il Ministero della Pubblica Amministrazione e il Ministero dei Beni Culturali. Dirige collane sui media con editori: Einaudi, Marsilio, Lupetti, Electa, Liguori, Carocci, Ed. Lavoro, Meltemi, Luca Sossella, SEAM. Ha pubblicato oltre a Forme estetiche e società di massa (1973), La Grande Scimmia (1979) e L’intelligenza del mondo (2001), saggi sull’estetica dei media, sulla moda e sulla comunicazione politica.

Metropoli: una mostra sulla relazione tra l’individuo e il contesto urbano con opere di Lazzaro By Fornoni che espone per la prima volta a Milano a Spazio Tadini il 14 marzo

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Direttamente dalla Biennale a Torino e da Artisti in Mostra di Parma espone,  per la prima volta a Milano, l’artista Lazzaro by Fornoni  con una selezione di opere incentrate sul rapporto tra l’uomo e il contesto metropolitano.

 Dal 14 marzo al 4 aprile 2012

inaugurazione il 14 marzo alle ore 18.30

Spazio Tadini via Niccolò Jommelli, 24 – Milano

Nelle opere di Lazzaro by Fornoni c’è la metropoli di oggi, popolata da una moltitudine di individui in movimento spinti dalla frenesia della crescita e della conquista tecnologica, dove la metropoli non è una giungla di cemento che inghiotte l’individuo, ma luogo di conquista.

Una veduta del contesto metropolitano che esce dagli schemi espressivi di artisti contemporanei come Papetti e Guaitamacchi che tendono a dare una visione predominante della città come  luogo di annichilimento e degrado. Lazzaro by Fornoni offre una visione in cui l’uomo si riappropria dello spazio della metropoli e lo popola di aspettative, di lotte, di desideri, di bisogni e di nuove prospettive.

L’individuo, nelle sue tele, riesce sempre ad uscire dall’anonimato con l’uso del colore spesso rosso su fondo grigio. Una scelta non casuale quella del rosso perché è sangue, è fluido vitale, è forza e movimento, è passione. Il colore è ciò che rifocalizza l’attenzione dello spettatore verso il soggetto preferito dall’artista che a volte è il contesto, a volte è l’individuo e un suo dettaglio.

La metropoli con i suoi palazzi e la sua gente è fatta di strade, di squarci di luce, di vicoli interrotti, di grovigli architettonici e, spesso, anche di metafore giocate con la tecnica della velatura con cui Lazzaro by Fornoni gioca con sapienza. Si tratta spesso di una sovrapposizione di luoghi e prospettive per far entrare chi guarda in una dimensione dinamica e multi temporale che richiama la molteplicità di ruoli e situazioni che oggi l’uomo deve vivere nella dinamicità della vita metropolitana tra reale e virtuale, tra presente e futuro.

La tecnica di Lazzaro by Fornoni fa uso di un acrilico steso fino alle velature, veloce come il tratto, rapido come la velocità con cui si consuma la vita contemporanea. Una scelta che si addice alla sua espressività, ma che è anche in linea con il suo soggetto.

Melina Scalise

Dicono di lui

Alessandra Coruzzi, critico

Giuseppe Fornoni in arte Lazzaro By Fornoni, brillante artista bergamasco, nel ricercare emozioni tratte dalla urbana quotidianità, prevede moti e andamenti fluttuanti, ritrova nel contorno fumoso di atmosfere indagate, binomie frenesie tra l’essere ed il divenire.

Inizia il suo percorso artistico nel 1991 come autodidatta dopo una travagliata giovinezza. Dipingere per lui è stata una rinascita umana, da qui lo pseudonimo Lazzaro. Artista di grande talento, impulsivo e gestuale, partecipa e vince numerosi concorsi in Italia e all’estero con opere ispirate alle metropoli urbane…

Il passaggio immediato delle molteplici immagini fruite dalla veloce scorrevole visione, non dimenticano l’attenzione per l’acuta valorizzazione degli elementi puntuali. La lettura del particolare rafforza il senso della mirata attenzione al valore dell’uomo inglobato in meccanismi soverchianti l’umana ricerca di equilibrio interiore”.

 Stefano Raimondi, critico

“Fornoni inizia a dipingere all’età di 30 anni, ottenendo da subito strabilianti risultati sia artistici che commerciali, perchè i suoi primissimi lavori erano realizzati a olio e con un iperrealismo da fare invidia a molti artisti con basi accademiche… non basta però questo e convincere Giuseppe a proseguire la strada dell’arte..affronta gli anni successivi in maniera devastante, facendo una vita all’eccesso…dopo rimette in gioco se stesso…da qui Fornoni rinasce e da questa rinascita il nome Lazzaro” .

“Le individualità che animano le opere di Lazzaro sono riconducibili a tre cicli distinti ma accumunati dalla loro contemporaneità: le liberazioni, le celebrazioni e le indeterminazioni …le tele sono anche un monumento dell’uomo immerso e consapevole del contemporaneo. Una visione che non può non ricordare quella del romanticismo tedesco – intensa spirituale sincera – che abbraccia le figure rappresentanti la nostra attualità: l’uomo d’affari, l’artigiano, l’edile etc. Sono queste le opere della clebrazione, del coraggio dell’orgoglio dello slancio, della determinazione”

Sulla festa della donna

Penso che ogni anno la festa della donna sia più un modo per farmi sentire diversa dagli uomini che un’opportunità per ricordare al mondo il diritto alla parità. Continuamo ad essere diverse e lo saremo sempre. Forse è sbagliato pretendere stessi diritti e, fatti salvi principi basilari di rispetto dell’essere umano, piuttosto dovremmo lavorare per diritti diversi ovvero per avere opportunità e supporti diversi dalla società che, nel tempo, si è strutturata troppo su misura per gli uomini. Non è la guerra tra sessi che produce risultati, quando la valorizzazione delle reciproche diversità ai fini di uno sviluppo consapevole della propria identità. E’ nella differenza, è nel confronto dialettico, come avrebbe detto Hegel, che c’è la sintesi, che s’è la produzione di qualcosa di nuovo che sia un nuovo essere umano, che sia un’idea.

Io sono per la difesa delle differenze e per la difesa del diritto all’avere pari opportunità di confronto e interazione. Questo vale sia nella relazione uomo donna, sia nell’integrazione culturale per sfuggire all’omologazione, per ostacolare i risvolti negativi della globalizzazione.

In questa società, specie noi donne, dovremmo conquistarci il diritto ad essere vecchie, per esempio. Perchè fare le proteste contro l’uso del corpo femminile quando poi noi stesse alimentiamo un mercato che induce molte donne a protesi al silicone per nascondere i segni del tempo? Esiste un limite oltre il quale l’estetica diventa “accanimento tearapeutico” ed esiste un ruolo dell’estetica che viene sovrastimato e siamo noi donne che lo permettiamo. Per cambiare questo non c’è bisogno di stravolgere un sistema, basta cambiare i nostri comportamenti quotidiani, almeno cominciare da questi. Paradossalmente nella società della comunicazione globale acquista un valore significativo proprio il comportamento individuale e le piazze virtuali diventano luoghi di scambio di idee e di opinioni su cui fondare l’agire.

LA CULTURA GRECA TRA PASSATO E PRESENTE CON CROCETTI, PONTIGGIA E LAGAZZI A SPAZIO TADINI IN OCCASIONE DELLA MOSTRA CON GLI ARTISTI GRECI – 2 marzo alle ore 19

   

In occasione della mostra Ritorno al Mediterraneo proponiamo il 2 marzo 2012 a Spazio Tadini un incontro a cura di Paolo Lagazzi con:

Nicola Crocetti e Giancarlo Pontiggia.

Un’occasione per riflettere sull’influenza che la cultura greca classica ancora oggi esercita sul nostro vivere e modo di approcciarsi alla vita e all’arte.

Verranno presentati il Meridiano Mondadori dei “Poeti greci del Novecento” (a cura di Nicola Crocetti e Filippomaria Pontani, Mondadori, 2010) e il romanzo  “Zorba il greco” di Nikos Kazantzakis ,tradotto per la prima volta integralmente da Nicola Crocetti (Crocetti Editore 2011).

Questo romanzo fu distribuito per la prima volta in Italia con una traduzione dall’inglese all’italiano. Questa nuova edizione, invece, curata da Crocetti è stata tradotta nella nostra lingua direttamente dal greco. Per sentire l’intervista a Crocetti su Radio Capital.

Dal romanzo di Kazantzakis fu stato tratto il celebre film omonimo di Michael
Cacoyannis interpretato da Anthony Quinn, Alan  Bates e Irene Papas (1964) con le musiche di Mikis Teodorakis.